Emicrania e Magnesio

MAL DI TESTA CON EMICRANIA e MAGNESIO

 

 

Intro

Il Magnesio

Magnesio e Emicrania

Rimedi naturali

 

Intro

L’emicrania è un mal di testa cronico , è una delle patologie piu’ diffuse, ed una delle principali cause di disabilità secondo l’OMS , oltre che causa di enormi costi per la collettività. Per approfondire leggi qui: mal-di-testa-e-emicrania

In momenti di squilibrio psico-fisico e in base alla suscettibilità della persona affetta, numerosi fattori possono scatenare o contribuire alla precipitazione e peggioramento di un mal di testa di questo tipo.

Per approfondire leggi qui: emicrania-e-fattori-trigger.

Un aspetto importante da considerare sempre in caso di emicrania è quello alimentare/nutrizionale. È fondamentale infatti verificare la presenza di deficit alimentari o di apporti nutrizionali sbilanciati, quindi la mancanza o riduzione di sostanze con un particolare e alto contenuto di sostanze nutritive per il sistema nervoso.

Per approfondire leggi qui: emicrania-e-nutrizione.

La terapia di profilassi per il mal di testa con emicrania con nutrienti in grado di supportare e agevolare il lavoro del sistema nervoso sta suscitando sempre più interesse e sta dimostrando grandi progressi, sia per l’efficacia dimostrata sia per l’assenza di effetti collaterali, favorendo cosi’ la compliance con paziente per i trattamenti a lungo termine.

Uno di queste principali sostanze nutritive “che fanno bene” è il magnesio (Mg).

 

Il Magnesio

Il Magnesio, nel nostro organismo, regola più di 300 reazione biochimiche: la funzione cardiaca, il funzionamento del metabolismo glicidico, il mantenimento dell’omeostasi corporea, oltre che a regolare la corretta funzione muscolare e nervosa del nostro corpo.

Per approfondire leggi qui: cure-naturali-il-magnesio

E’ stato dimostrato che il magnesio gioca un ruolo importante nei pazienti con mal di testa emicranico, poiché durante  la fase acuta dell’attacco (fase ictale) presentano una carenza significativa proprio di Mg.

Oggi si parla di “ipo-magnesemia” per indicare quella condizione di deficit di magnesio che sembra facilitare ed interagire negativamente con la crisi emicranica.

Questo è il motivo per cui è riconosciuto che l’apporto di Mg per via orale sia un ottima profilassi per il trattamento e per la riduzione di intensità dell’attacco acuto. Secondo autori, circa il 50% dei soggetti emicranici potrebbero avere un ottimo aiuto dall’assunzione di magnesio.

 

Magnesio e Emicrania

Ma dove agisce il magnesio, quale ruolo gioca in questo sistema?

E’ stato dimostrato che il magnesio ha un ruolo fondamentale nell’eccitabilità nervosa e muscolare, tanto che una sua carenza provoca una ipereccitabilità neuronale, causando un difetto metabolico mitocondriale. Il sistema nervoso della persona con emicrania tende già per natura a tale iper-attività e ad alterazioni metaboliche  che dunque vengono così amplificate.

Per approfondire leggi qui: emicrania-e-nutrizione .

Inoltre è stato dimostrato che il magnesio agisce sul recettore della Seratonina.

La Seratonina è nota come l’ormone della felicità, ormone che regola l’umore, il ciclo sonno-veglia, l’appetito e favorisce la riduzione dello stress.

Per approfondire leggi qui: serotonina-come-aumentarla in modo naturale.

Studi recenti hanno dimostrano che il 50% dei pazienti affetti da mal di testa presenta bassi livelli di magnesio a livello intracellulare, rispetto al 31% di norma.

Uno studio di (Thomas 2000) ha dimostrato come su pazienti di età compresa fra i 15 e 65 anni, affetti da emicrania, un apporto di magnesio in dosaggio 600mg/die per dodici settimana, abbia ridotto drasticamente con un 40% la frequenza degli attacchi.

Un deficit bioenergetico di magnesio può ovviamente consumarsi anche a seguito di una intensa attività sportiva, non supportata da una corretta alimentazione e da una corretta integrazione supplementare , andando cosi’ a condizionare in maniera peggiorativa gli attacchi di pazienti sportivi con mal di testa da emicrania.

 

 

Rimedi naturali

L’assunzione di magnesio è oggi spesso raccomandata in caso di emicrania. Ci sono numerosi prodotti tra cui in particolare:

Magnesio-Supremo-polvere

Partenza

Migratens

Microbi e alimentazione: tutti i segreti dei batteri che vivono nel nostro intestino

da il fattoalimentare.it

Numerose ricerche hanno ormai dimostrato che il nostro organismo accoglie miliardi di batteri, che non sono semplici “ospiti” ma hanno un forte impatto sulla salute, anche in modi inaspettati. Si parla di solito di microbioma, o di microbiota. Quest’ultimo termine è più preciso quando si intende l’insieme dei microrganismi, mentre il microbioma indica piuttosto i geni (il genoma) degli organismi che formano il microbiota. Spesso però i due termini sono usati come sinonimi. I batteri ricoprono il nostro corpo e si trovano dappertutto, dal cuoio capelluto alle dita dei piedi, anche se quelli più numerosi e interessanti, sono quelli intestinali: centinaia di specie, che si sono evolute insieme all’uomo e contengono un numero di geni 500 volte superiore a quello umano.

Questi microrganismi svolgono numerose funzioni utili: demoliscono i polisaccaridi della fibra alimentare che i nostri enzimi non sono in grado di scindere, inoltre, come “guardiani”, difendono l’intestino contrastando l’azione dei batteri patogeni e l’ingresso di tossine. Queste funzioni sono note da tempo. Recentemente si è visto che, quando il microbiota è alterato (cioè in condizioni di “disbiosi”), può produrre sostanze che favoriscono l’obesità e la sindrome metabolica, un insieme di anomalie – fra cui accumulo di grasso addominale, eccesso di trigliceridi nel sangue, ipertensione arteriosa – correlate a una maggiore possibilità di andare incontro a malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.

intestino
Condizioni di obesità e sindrome metabolica sono associate ad un’alterata composizione microbica nell’intestino

Agiscono inoltre sul sistema immunitario e sui processi infiammatori – e quindi anche su allergie, intolleranze e malattie autoimmuni – e sui meccanismi che regolano lo sviluppo dei processi cancerosi (il cancro al colon, per esempio, è associato a specifiche popolazioni batteriche). Secondo alcuni studi il microbiota potrebbe avere effetti anche sulla comparsa del morbo di Parkinson. Appare allora sempre più importante capire quali sono i fattori che regolano l’attività del microbiota. Ogni individuo ha una propria popolazione correlata sia ad aspetti genetici che all’ambiente, quindi allo stile di vita (dove e con chi viviamo, se abbiamo animali, ecc…), ai farmaci che vengono assunti e a ciò che mangiamo.

La principale attività metabolica dei batteri del colon (regione dove i batteri intestinali sono più numerosi) è la degradazione della fibra alimentare che porta alla produzione di molecole in parte utilizzate come “carburante”, e in parte destinate a regolare l’attività di cellule e tessuti. La carenza di fibra, tratto comune delle diete occidentali, può influenzare il microbiota dato che la fibra è il principale nutrimento dei microrganismi. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Cell, topi nutriti con una dieta equilibrata hanno un microbioma diverso rispetto a quello di topi che seguono una dieta con poche fibre, ricca di grassi e zuccheri semplici (la cosiddetta “dieta occidentale”). Nel secondo caso aumenta la produzione di sostanze che regolano l’attività di alcuni geni e quindi le funzioni delle cellule di fegato, colon e tessuto adiposo. Ciò che mangiamo, quindi, oltre ad avere un effetto diretto sul nostro metabolismo, perché fornisce energia e “mattoni” per rinnovare i tessuti,  condiziona i batteri che formano il microbiota e le sostanze che questi producono. (leggi articolo)

intestino
Un’alimentazione ricca in fibra influenza positivamente i batteri che vivono nel tratto intestinale

L’effetto sul microbiota di una dieta con una maggiore o minore componente vegetale è stato osservato anche confrontando popolazioni diverse. Il microbiota degli agricoltori Bantu, che hanno uno stile di vita intermedio fra quello delle tribù di cacciatori-raccoglitori e quello di chi vive nei Paesi industrializzati, ha caratteristiche intermedie fra questi due gruppi. In generale, il microbiota di popolazioni che consumano più fibre è più variegato, mentre quello degli “occidentali” è più monotono; ci sono poi ceppi batterici che compiaiono in modo caratteristico solo in particolari condizioni.

I rapporti causa/effetto fra ciò che mangiamo, le modifiche del microbiota e gli effetti sulla salute, sono molto complessi e per il momento sono note solo alcune correlazioni. È però evidente che quando si parla di obesità, non è più sufficiente considerare l’apporto energetico (le calorie) ma sarebbe necessario tener contro dei fattori in grado di influenzare il microbiota intestinale. Evidenze recenti mostrano che grassi, proteine e carboidrati non sono gli unici nutrienti a modulare la composizione e la tipologia del microbiota. Questo potrebbe essere influenzato anche da sostanze presenti in piccole quantità, ma molto diffuse nei cibi industriali, come emulsionanti e dolcificanti artificiali.

intestino
I batteri che vivono nell’intestino potrebbero essere influenzati negativamente da alcuni additivi presenti nei cibi industriali

Secondo una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze biomediche della Georgia State University, pubblicata sulla rivista British medical journal, gli emulsionanti carbossimetilcellulosa e il polisorbato 80, molto usati dall’industria alimentare, sono in grado di modificare il microbiota alterandone l’espressione genetica in modo da favorire i fenomeni infiammatori e la comparsa di sindrome metabolica. Le due sostanze prese in esame da questo studio, indicate con le sigle E 433 (polisorbato 80) ed E 466 (carbossimetilcellulosa) si possono trovare in molti alimenti perché sono utilizzati nell’industria alimentare per aumentare la stabilità e la durata di prodotti da forno, salse, creme e gelati.  Secondo gli autori, l’utilizzo generalizzato di emulsionanti, in grado di  alterare lo strato di muco che protegge la parete intestinale e di modificare il microbiota, potrebbe contribuire all’aumento dell’incidenza di obesità, sindrome metabolica e malattie infiammatorie intestinali.

Le ricerche sul microbiota aprono sempre nuovi scenari abbastanza inediti. In campo medico, per esempio, queste conoscenze hanno portato a sperimentare il trapianto fecale: preparati ricavati da feci di individui sani (che contengono i batteri intestinali), somministrati per via orale, possono curare disturbi difficili da trattare come la colite pseudomembranosa (provocata da Clostridium difficile, batterio resistente agli antibiotici) o la colite ulcerosa.

In attesa che siano messi a punto metodi per analizzare il microbiota di ogni individuo in modo da elaborare terapie e diete personalizzate, queste ricerche confermano quanto l’alimentazione “occidentale”, povera di fibre, ricca di grassi e zuccheri semplici, oltre che di additivi, incida sullo stato di salute. Senza pensare di tornare a cucinare tutto in casa, cosa che non è possibile, né auspicabile, è sempre importante limitare il consumo alimenti industriali, evitando quelli più ricchi di additivi.